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Come cambia la scuola: il preside

Come cambia la scuola: il preside - Didattica & Comunicazione

Il ruolo del preside è cambiato, e cambierà ancora, a partire dal nome

Mio padre era preside. Mia sorella è dirigente scolastica.

In mezzo ci sono state un paio di riforme della scuola, e parecchi anni. Non è cambiato solo il nome. Ricordo mio padre lamentarsi perché aveva circa 1.000 alunni tra i 14 e i 18 anni, e una settantina di insegnanti: diceva che gli risultava difficile conoscere tutti gli alunni e seguire adeguatamente gli insegnanti.

Il suo ruolo era prima di tutto legato alla didattica: gli aspetti amministrativi incombevano, ma erano marginali.

Oggi mia sorella ha due comprensivi (che di comprensivo e comprensibile non hanno, a mio avviso, assolutamente nulla). Gli alunni vanno dalla materna a quella che, una volta, si chiamava scuola media: dai 3 ai 14 anni. E se vi ricordate la vostra infanzia, o avete figli, sapete bene che tra i 3 e i 14 anni ci sono abissi di modi di pensare, abitudini, esigenze, comportamenti.

Mio padre usciva la mattina e in 5 minuti era a scuola. Lì passava la mattinata, e spesso il pomeriggio. Quando ero piccola e non sapevano bene dove mettermi ci passavo il pomeriggio anch’io.

Più o meno anche mia sorella esce da casa al mattino e va a scuola, poi torna il pomeriggio. Ma le scuole che segue sono in realtà una decina, nel raggio di quasi 30 kilometri. Gli insegnanti sono complessivamente quasi 250.

Ma la sua funzione è solo marginalmente didattica: oggi il dirigente scolastico è prima di tutto un amministratore, un esperto di leggi più che di cultura, essere umani, e pedagogia.

Io faccio fatica a capire il lavoro di mia sorella, e spesso le faccio domande che oggi non hanno più assolutamente senso. Penso che anche gli insegnanti, e i genitori, abbiano grandi difficoltà a capire, e spesso abbiano richieste o esigenze legate al tipo di scuola in cui sono cresciuti, più che alla realtà odierna.

Oggi si parla, e ci si accapiglia, su una nuova riforma scolastica. Non so se sarà meglio, peggio, o solo gattopardesca.

Però la scuola è il futuro di un Paese civile: spero quindi che ce la spieghino, e soprattutto che chi nella scuola ci lavora, e i genitori, abbiano un’adeguata preparazione sulla riforma.

Quando lavoravo in azienda era ben noto che nessuna ristrutturazione poteva essere realmente efficace se non venivano dedicati sufficienti tempi, energie e risorse per spiegarla, motivarla ed esemplificarla ai dipendenti!