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Come farsi rispettare dagli alunni?

Come farsi rispettare dagli alunni? - Didattica & Comunicazione

Gli alunni non sono tutti uguali, è ovvio. Esistono profonde differenze culturali, ambientali, geografiche e, soprattutto, differenze legate all’età.

Forse vi sembrerà paradossale, ma è più difficile ottenere il rispetto di bambini delle scuole materne, mentre è più complesso ottenere l’ubbidienza di ragazzi adolescenti.

Già, perché la prima regola è proprio questa: rispetto e ubbidienza non sono la stessa cosa.

Da bambini abbiamo un numero limitato di schemi e condizionamenti, la mappa del mondo è meno formata, più flessibile e più disponibile a ricevere e accettare nuovi stimoli. Spesso di dice che i bambini sono più “feroci” nei loro commenti, ma la realtà è che sono più acuti. E più attenti.

Nell’infanzia l’attenzione al mondo e agli altri è massima, ed è quindi ovvio che riescano a cogliere più particolari, e scavano più in profondità.

Poi, da adolescenti, la concentrazione si sposta su se stessi.

Ma tra le poche cose che hanno in comune bambini e adolescenti c’è il senso di giustizia e ingiustizia. Se avete delle preferenze se ne accorgono subito. E se fate delle preferenze, o delle discriminazioni, i vostri alunni ne sono consci e ben coscienti. E anche chi se ne avvantaggia, chi chiede un trattamento di favore, vi stima e vi rispetta meno per questo.

Ma attenzione! Perché il concetto di equità e giustizia dei giovani è molto più complesso e saggio di quello degli adulti: un trattamento di favore verso chi ha problemi oggettivi è giusto. E richiedono agli adulti di mantenere la massima integrità anche se tra loro quel particolare compagno è invece la vittima dei loro scherzi o dei loro soprusi.

I giovani sono anche molto attenti alla coerenza. Guai se un insegnante sbaglia un congiuntivo, anche se loro in realtà vorrebbero dimenticarne l’esistenza.

Chiedono agli adulti, e agli insegnanti in particolare, si sapere, ma non vogliono avere a che fare con i tuttologi. Quindi il vostro sapere deve essere vero, onesto, perché se bluffate se ne accorgeranno.

Inflessioni dialettali, tic, abitudini, modi di dire, sono passati al setaccio e verranno equamente misurate e bilanciate con ciò che potete offrire, ed eventualmente perdonati.

Hanno già genitori, più o meno presenti, e spesso hanno un numero di genitori superiore a quello fornito da Madre Natura. Quindi ricordate che siete una diversa finestra sul mondo degli adulti, non un’alternativa agli adulti che, per volere o per forza, fanno parte della loro vita.

Onestà, equità, professionalità possono sembrare termini obsoleti e incomprensibili a chi sogna le veline o il grande fratello, ma non è così: pretendono queste caratteristiche dai loro insegnanti.

In passato l’insegnante era una figura che riceveva rispetto, almeno apparente, in virtù del ruolo. Oggi questo elemento è pressoché sparito, e in una società che dà al denaro un valore molto elevato e sottostima la  cultura diventa praticamente impossibile per gli insegnanti esigere rispetto per la figura professionale. Ma ribadire con gli alunni la pochezza degli stipendi di chi insegna non aiuta. È invece indispensabile sostituire il rispetto al ruolo con il rispetto alla persona: situazione non idilliaca, ma di soddisfazione per chi il rispetto saprà guadagnarselo, in attesa che la cultura torni ad essere un valore di per sé, e nella speranza che l’insegnante rappresenti veramente la cultura.