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La mia scuola è …

La mia scuola è … - Didattica & Comunicazione

Tra ricordi e riflessioni

Tra i miei ricordi di scuola, in un tempo remoto, ci sono una lunghissima serie di scritti. All’inizio erano i pensierini, commissionati da una mastra, poi i temi, alla scuola media, poi, ancora, qualche residuo nei primi anni delle superiori. Gli argomenti, solo apparentemente diversi tra loro, erano spessissimo di analisi e descrizione: Le mie vacanze, La mia famiglia, La mia mamma (questo era quello che odiavo maggiormente, non avendo una mamma da descrivere), I miei fratelli …

Non amavo quei racconti, obbligati. Eppure, col senno di poi, e dopo aver letto i pensierini scritti dai nipoti o dai figli di amici, mi rendo conto che, soprattutto i più piccoli, regalano meravigliose descrizioni della loro realtà.

La mia, personale, frase storica, fu in un tema sulla mia famiglia svolto in seconda elementare, accompagnato da un disegno che, sicuramente, meritava un attento esame da parte di uno psicologo. Infatti mio padre e mia sorella, maggiore di me di cinque anni, venivano disegnati più o meno delle stesse dimensioni e un po’ scostata c’ero io, di dimensioni infinitesimali. Uno dei pensierini allegati è rimasto per lungo tempo una delle frasi storiche del linguaggio familiare: Il mio babbo è vedovo, ma abbastanza allegro.

Si sa, i bambini vedono col cuore molto più che con gli occhi!

Ora, abbandonando l’onda di inevitabili ricordi, mi piacerebbe che gli insegnanti, tra un POF e un registro elettronico, tra la compilazione di strani moduli e la preparazione delle lezioni, si sforzassero di scrivere i loro pensierini descritti dal titolo La mia scuola è …, ma guardandola e descrivendola con gli occhi e col cuore di quando erano bambini, raggiungendo quindi l’essenza e abbandonando tutti quei problemi contingenti che, per quanto pesantemente stressanti, non dovrebbero mai raggiungere il cuore delle cose.