Home » Scuola e Comunicazione » La scuola e la democrazia

La scuola e la democrazia

La scuola e la democrazia - Didattica & Comunicazione

Io credo che la scuola pubblica sia l’asse portante della democrazia e la visita di alcuni Paesi stranieri me ne ha dato la conferma

La scuola, e in particolare la scuola pubblica, è un servizio al cittadino, ed è il più grande patrimonio di un Paese.  E credo anche che sia l’asse portante della democrazia.

Io amo viaggiare, sono stata più volte in Africa, tanto da sviluppare un vero mal d’Africa.

Sud Africa, Namibia, Mozambico, Malawi, Botswana: li ho visitati tutti e, dal punto di vista paesaggistico, ciascuno di essi ha un fascino particolare, ciascuno entra nell’anima.

Ma quello che vorrei proporvi oggi è un confronto tra Malawi e Botswana: entrambe Paesi politicamente e socialmente “stabili”, con una loro autonomia consolidata da numerosi anni.  Apparentemente sono entrambe Paesi abbastanza democratici, entrambe hanno fantastiche strutture turistiche e contano anche sul turismo per migliorare la loro autonomia.

Non posso definirmi un’esperta dei due Pesi, non li conosco a fondo, ma ne ho riportato alcune impressioni importanti, basate su alcuni fatti.

Il Botswana apre le braccia a qualunque turista “ricco”: non ci sono strutture turistiche a poco prezzo, le tasse per i turisti sono care. Il Malawi apre le braccia a tutti, ci sono strutture per tutti i prezzi, di tutti i tipi.

Apparentemente è il Botswana “vince” la sfida: la politica può essere giusta: pochi turisti, alti guadagni per il Paese.

In Botswana la popolazione attiva è stata spostata per essere vicina alle strutture turistiche. Non è che siano andati dove c’è lavoro: sono stati “caldamente invitati” ad andare dove c’è lavoro. Il risultato sono piccoli paesi abitati dalla popolazione locale che lavora nei lodge, con casette in cemento, dove durante il giorno si trovano tanti bambini, pochissimi adulti e nessun anziano.

In Malawi la popolazione vive nei propri villaggi e chi lavora nelle strutture turistiche lontane si sposta, magari tornando a casa solo ogni tanto. Il risultato sono villaggi dove durante il giorno si incontrano qualche adulto che lavora nei pochi negozi, o nei campi, qualche bambino piccolo, tanti anziani.

In un lodge in Botswana ho incontrato uno dei ministri del governo in carica. O, meglio, non posso proprio dire di averlo incontrato: sapevo che era ospite dello stesso lodge, dove aveva requisito uno spazio enorme, e dove è rimasto per alcuni giorni circondato dai suoi fedelissimi per una pausa di relax.

In Malawi durante un viaggio in nave sul lago Malawi ho incontrato il Ministro della Pubblica istruzione del governo in carica. L’ho intravisto, circondato da un’infinità di persone che voleva salutarlo, e ad ogni sosta la nave si fermava per qualche ora più del previsto (a fine viaggio avevamo accumulato oltre 9 ore di ritardo) perché lui scendeva a visitare le scuole del villaggio e a salutare le persone.

In Botswana i bambini chiedono caramelle. Non parlano inglese. Nei villaggi non ci sono scuole stabili. Quando ho chiesto in un villaggio perché i bambini non andavano a scuola, mi hanno spiegato che non c’era scuola, lì, e che i bambini che meritavano andavano a scuola in città, a Maui, a tre ore di aereo da lì. Non ho osato chiedere quali erano i criteri di merito!

In Malawi ci sono scuole in ogni minuscolo villaggio, i bambini chiedono penne e quaderni, e tutti parlano inglese. Ognuno impara a leggere, scrivere e far di conto. Certo, poi, poter andare alle scuole superiori è quasi un miracolo, generalmente assistito dalle strutture di missionari.

In Botswana non ho visto tessuto sociale: non nei paesi. Non ho avuto modo di chiedere qualcosa delle loro tradizioni: non sapevo a chi chiedere. Non so cosa succedesse agli anziani: non ne ho visti in giro.

In Malawi i bambini mi hanno raccontato le loro favole e i loro sogni, qualcuno vuole studiare, qualcuno vuole andare in città. Ho parlato con gli anziani, con i nipotini come interpreti.

Dal punto di vista economico il Botswana è un Paese ricco, dove la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Africani, neri, ma pochi ricchi e tanti poveri, e i poveri sono ignoranti, senza possibilità di sogni e di riscatto.

Il Malawi è un Paese povero: non ha ricchezze da estrarre, la ricchezza è data dal paesaggio, e più di metà del Paese è parco naturale. Sono quasi tutti poveri, e il più ricco di loro in Botswana sarebbe un poveraccio. Sono africani, neri, poveri, con una storia, una tradizione, una cultura e tante possibilità di migliorare, tanti sogni: ogni bambino ne ha uno. Sono tornata in Malawi due volte, a distanza di alcuni anni, e ho visto un Paese in miseri, con l’AIDS, ma cresciuto, con alcuni miglioramenti.

Non so cosa sarà dei due Paesi, cosa sarà del futuro dei bambini che ho conosciuto, ma so che, dovendo scegliere, preferirei la miseria del Malawi, e so che è lì che mando fondi. Perché la scuola è il vero e unico strumento di riscatto dalla miseria, e so che la miseria avendo una cultura e un substrato e delle tradizioni è meno dura.