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Livelli di apprendimento: mi piace ricordarli

Livelli di apprendimento: mi piace ricordarli - Didattica & Comunicazione

Gli insegnati li studiano, li conoscono, ma mi piace ricordare i livelli di apprendimento definiti da Gregory Bateson nel suo libro Verso un’ecologia della mente del 1972.

Li ho leggermente rivisitati, ma la fonte è Bates.

Livello zero: si tratta di un apprendimento meccanico, fondato sulla reazione stimolo – risposta. È quello che si sviluppa per primo e genera la formazione di abitudini. Ricordo ancora una mia insegnante di tedesco alle superiori che ci obbligava ad imparare a memoria le frasi, e guai se la nostra risposta non era assolutamente identica alle parole del libro. Può essere molto utile, però, ad esempio per assumere un farmaco sempre alla stessa ora associando l’assunzione ad un’azione abituale: prenda il farmaco al mattino appena ha finito di lavarsi i denti.

Livello uno: viene definito apprendimento complesso. È il tipico apprendimento scolastico: l’insegnante definisce cosa lo studente deve imparare, in quali tempi e, seppure grossolanamente, con quali modalità. Coinvolge i processi cognitivi propri dell’essere umano, l’intelligenza, la percezione. Chi, a scuola, è stato felice di imparare secondo queste modalità, spesso trova maggiori difficoltà all’università dove è invece richiesto (non sempre!) un apprendimento di livello due. Nel nostro mestiere viene applicato ogni volta che si richiede al paziente di seguire pedissequamente specifiche indicazioni comportamentali.

Livello due: scelta consapevole del processo di apprendimento. Colui che impara sceglie liberamente in base allo stimolo (informazioni in suo possesso o ricevute) se e come adeguarsi, se e cosa imparare. È il meccanismo necessario, ad esempio, quando si fornisce una dieta che contiene un elenco di alimenti consentiti e alimenti vietati. Viceversa la dieta che riporta specifici alimenti ad ogni pasto richiede un più semplice apprendimento di livello uno.

Livello tre: è un apprendimento che coinvolge elementi molto profondi, e non è mai immediato o facile. È necessario, ad esempio, a fronte di una grave patologia, o di una malattia cronica, quando non si tratta solo di cambiare abitudini alimentari o stile di vita, ma va modificato il modo stesso di percepire se stessi. Non tutti riescono ad affrontare questi cambiamenti, e talvolta lo fanno solo in seguito a ciò che definiamo una pesante crisi di identità. Un esempio, abbastanza classico, è il passaggio dell’età nelle diverse fasi della vita: pensate a quanti continuano a rimpiangere i vent’anni e non si godono la bellezza dei quaranta, o a coloro che continuano a comportarsi secondo schemi cristallizzati anni prima.

Livello quattro: è piuttosto raro. Presuppone una piena consapevolezza dell’ambiente e una profonda raccolta di informazioni, che vengono poi elaborate per creare qualcosa di inedito, di totalmente nuovo. Si passa dall’apprendere al creare.

Per comprendere appieno le differenze tra i diversi livelli di apprendimento pensate ai salti cognitivi necessari tra sapere che esistono delle note musicali, imparare a suonarle, saper suonare un pezzo, diventare concertista ed essere, infine, un compositore di ottima musica.

E … il seguito ad una prossima puntata!