Home » Scuola e Comunicazione » Meditazione a scuola, e non solo

Meditazione a scuola, e non solo

Meditazione a scuola, e non solo - Didattica & Comunicazione

Meditazione, mindfulness, empatia: le nuove materie scolastiche.

David Lynch ha lanciato un progetto: scuola senza stress. E dimostra che insegnare a meditare a scuola cambia la vita di insegnanti e studenti.

Poi c’è una scuola elementare a Baltimora che sostituisce le punizioni per i bambini indisciplinati con una pausa di mindfulness, meditazione e respirazione.

E ancora, in Danimarca si insegna l’empatia a scuola, come materia di studio.

Queste informazioni compaiono ancora tra le notizie che fanno scalpore, e in parte affascinano e in parte fanno discutere.

Qualcuno già si lancia ad ipotizzare che meditazione, respirazione, mindfulness, empatia, possano diventare, in futuro, le nuove materie di insegnamento nelle scuole.

In linea di massima sono d’accordo, a patto che non sostituiscano, ma integrino, materie come ginnastica o storia dell’arte (e così sapete anche come la penso su alcune idee dell’attuale Ministro).

Insomma: in linea di massima d’accordo vuol dire che ho qualche remora.

Sì, ce l’ho.

Sono pienamente convinta che meditazione, mindfulness, etc. meritino uno spazio nelle scuole. So che fanno bene. Sono certa che, se insegnate fin dalla più tenera età, possano completamente cambiare, in meglio, la personalità e la qualità di vita degli adulti di domani, oltre che fare un gran bene agli insegnanti di oggi. Personalmente mi spingerei anche oltre, insegnando diverse tecniche di comunicazione.

E allora? Su cosa ho dei dubbi?

Le mie perplessità sono sul fatto che debbano essere considerate materie di studio a parte e che rientrino in un ipotetico futuro della scuola.

Già, io sono una di quelle che sostiene che la scuola debba prima di tutto educare, sviluppare la curiosità intellettuale piuttosto che fornire informazioni tecniche (molte delle quali, nei tempi attuali, sono già vecchie prima che termini il ciclo scolastico), formare le persone, crescere individui responsabili. Credetemi, non nego l’importanza delle materie scientifiche: personalmente ho scelto una laurea scientifica, pur avendo ottimi voti nelle materie definite umanistiche, ritenendo che potevo coltivare i miei interessi umanistici autonomamente, mentre non avrei potuto imparare alcune materie scientifiche senza il supporto della scuola e degli insegnanti, però il ruolo primario della scuola è sulla persona.

Ho avuto insegnanti disastrosi, e alcuni fantastici. Ciò che ricordo meglio sono state le lezioni “di vita”, di umanità.

Certo, la scuola non sostituisce la famiglia: deve integrarsi ed essere sinergica, ma non deve neanche limitarsi a fornire nozioni.

E ci sono infiniti esempi, nelle scuole del lontano passato dell’umanità, in cui la scuola era essenzialmente formativa. E non importa se la chiamiamo mindfulness o meditazione, empatia o comunicazione: secondo me si chiama educazione!