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Né condanne, né alibi

Né condanne, né alibi - Didattica & Comunicazione

Condanne e alibi sono, entrambe a pari merito, negativi per la crescita

Ai miei tempi la scuola condannava:

  • non ce la fai
  • hai fallito il compito
  • non sai fare

C’erano anche condanne diverse: sei meno bravo di tuo fratello maggiore, non ha voglia di studiare, meglio mandarlo a lavorare che fargli continuare la scuola

Alcuni rimpiango quei tempi, quando la scuola contribuiva a mantenere lo status quo sociale, quando la scuola con le sue condanne era rispettata, quando la scuola poteva decretare il futuro dei suoi studenti.

Poi siamo passati al concetto di scuola per tutti, e la scuola è stata colpita dal buonismo.

Invece del “non sai fare” si è passati al “non sei portato

I compiti non si fallivano più, e i voti potevano anche essere regalati.

Tutti dovevano farcela, indipendentemente da tutto.

Lo so, sto estremizzando, ma seguitemi ancora per un po’.

Le condanne ingiuste (e spesso i bambini sanno capire l’ingiustizia meglio degli adulti) sono drammatiche: io credo che l’ingiustizia vada combattuta con tutti i mezzi.

Ma proprio perché ingiuste, chi riusciva a non soccombere, pur portando le cicatrici, sentiva nascere un senso di ribellione tale da spronarlo per tutto il suo futuro. La storia personale di molte persone che possono essere ritenute di successo ha origine da una ingiusta condanna scolastica.

Il buonismo non suscita ribellioni: fornisce alibi.

Se, come è successo a me, mi dicono che sono negata per le lingue straniere, e, andando all’estero, mi rendo conto che non è vero, posso ribellarmi.

Ma se il giudizio è meno ingiusto, più buonista, non ho più la spinta alla ribellione. E allora lo prendo per vero. Il che può provocare rinunce (cerco un lavoro dove non siano necessarie le lingue straniere) o lo prendo come alibi: non mi impegno nemmeno perché “imparare l’inglese non è il mio destino”.

Oggi, negli ambienti di lavoro, si trovano intere generazioni di giovani pieni di alibi, cresciuti ad alibi.

E si suddividono tra i rinunciatari (non sono portato, non posso farcela, inutile che mi impegni) e i pretenziosi (la carriera e il successo come un diritto, senza sforzo).

Dare la colpa alla scuola è come sparare sulla Croce rossa: molte responsabilità stanno nelle famiglie, nella società intera, o semplicemente nelle fasi storiche.

Ma la scuola ha contribuito.

Né condanne né alibi significa valutare i risultati e non la persona, significa spronare a potenziare al massimo i propri talenti e superare i propri limiti. Significa anche identificare talenti e limiti, conoscere se stessi, offrendo però la consapevolezza che la genetica non è tutto nella vita.

Significa offrire vere possibilità.