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Pubblicità, tormentoni, ponti e ben-essere

Pubblicità, tormentoni, ponti e ben-essere - Didattica & Comunicazione

Negli anni ’80 era in voga un tormentone pubblicitario: meditate, gente, meditate. Scoprite cosa ha a che fare con il ben-essere e i ponti

Qualcuno, probabilmente, ricorda Renzo Arbore e la pubblicità della birra che risale agli anni ’80: meditate, gente, meditate. È stato sicuramente uno slogan memorabile: lo ricordiamo ancora oggi, anche se raramente lo colleghiamo al prodotto per cui faceva pubblicità.

Non erano ancora gli anni della mindfulness: la meditazione era considerata una moda lasciata, in linea di massima, a qualche reduce degli hippy o a qualche nostalgico dell’India, ma qualcosa cominciava a muoversi.

Gli anni sono passati, la terminologia si è ampliata: oggi si parla molto di più di meditazione e al termine base si sono aggiunte le specifiche della tecnica usata. Che sia mindfulness, stato alpha, meditazione trascendentale o altro, oggi siamo in tanti ad aver fatto della meditazione uno strumento di ben-essere quotidiano. Serve, funziona.

Ed ecco che arriva la costruzione dei ponti, intesi come fondamentale mezzo di collegamento.

Negli anni ’80, e ancora per molti anni, i fautori, gli attivisti, della meditazione sostenevano che dava enormi benefici. Gli scettici potevano riderne.

Poi sono cominciati gli studi di neurofisiologia: alcuni strumenti hanno reso possibile lo studio del cervello in maniera sistematica e non invasiva, i ricercatori sono diventati decisamente curiosi e la scienza, quella ufficiale, ha cominciato ad indagare. Anche sugli effetti della meditazione.

Ciò che è affascinante in questi ultimi anni è come rigorosi studi scientifici abbiano convalidato conoscenze antiche, tra cui i benefici della meditazione, o il potere delle parole, o come una positiva relazione tra medico e paziente permetta migliori risultati terapeutici.

La scienza costruisce ponti, in tutti gli ambiti, dalla medicina alla didattica. Evitiamo di contrapporre muri, inutili e dannosi.