Home » Scuola e Comunicazione » Ricordi di scuola 2° parte

Ricordi di scuola 2° parte

Ricordi di scuola 2° parte - Didattica & Comunicazione

Vi segnalo alcuni ricordi di scuola personali, come spunto di riflessione

Come molti miei amici sanno, durante gli anni scolastici ho avuto rapporti molto burrascosi con la matematica.
  • “Due rette si dicono parallele se non hanno nessun punto in comune”.
Questo è un ricordo molto chiaro. Ma ricordo altrettanto bene un incauto professore che ha aggiunto “tranne che all’infinito” o qualcosa del genere.
Ora, a me la discussione piace, se è calma e serena, e i dubbi sono parte integrante della mia vita e del mio modo di ragionare.
Ma è mai possibile vendere la matematica come certezza assoluta (perché è questo che ti fanno balenare a scuola: 2 + 2 fa quattro, e non ci sono possibilità alternative) e poi dirti, con la massima serenità, che questa certezza vale solo per te, che sei piccolo e un po’ stupido?
Lo so, esagero, ma forse neanche tanto.
Passando poi alla matematica delle superiori mi sono impantanata, finché non ho scoperto la chimica fisica, ma ormai ero all’ultimo anno di università.
    • Già, perché alcuni professori godono nel presentare la matematica come pura elucubrazione di pensiero, e pretendono anche che lo studente ne sia felice e affascinato.
 
Misurare aree sottese da curve o disegnare strane curve per il puro gusto di disegnarle mi sembrava una delle cose più inutili che potessero inventare. Poi ne ho scoperto l’utilizzo pratico in chimica fisica. E oggi mi ritrovo a non perdere una puntata di Numbers e vorrei saperne di più delle teorie matematiche su cui si basa il telefilm. Lo so, sono ipercritica ed esagerata, ma se qualcuno dei professori mi avesse anche solo fatto balenare diversi punti di vista forse sarei stata una studentessa migliore.
Alle superiori ho studiato tedesco, per una lunga serie di motivi con cui non voglio annoiarvi.
Il metodo di insegnamento scelto dalla professoressa dei primi anni era un metodo molto in voga, che esiste tuttora e dà ottimi risultati a una parte delle persone: sostanzialmente vengono memorizzate le frasi corrette.
Uno dei libri di testo era il racconto di una fanciulla (Erika) che faceva un viaggio in Germania. Fermandosi a chiedere indicazioni, Erika otteneva la risposta: “immer geradeaus, und dann fragen Sie wieder” (sempre dritto, e poi chieda ancora).
Chi ha studiato le lingue straniere con questo metodo sa che per mesi e mesi la frase, immutabile, diventava una specie di formula magica, e la povera Erika continuava ad andare sempre dritto, chiedendo indicazioni ad ogni piè sospinto. Ricordo vagamente che ad un certo punto è arrivata a destinazione, ma forse solo dopo aver fatto due volte il giro del mondo, ovviamente allineata sempre sullo stesso parallelo. Ovviamente, quando sono andata in Germania e ho chiesto indicazioni, quelle che ho ricevuto erano una serie di svolte a destra e a sinistra.
Ho giocato con i miei ricordi di scuola solo ed unicamente per ribadire alcune conclusioni.
  • Credo fermamente che insegnare sia un mestiere difficile, quindi ho il massimo rispetto per la maggior parte degli insegnanti.
     
  • Ma studiare serve fondamentalmente per ampliare il nostro mondo, al di là delle informazioni tecniche e utili che se ne possono ricavare.
     
Chi insegna è quindi, ai miei occhi, una sorta di superman o wonder woman che riesce a comprendere i meccanismi mentali degli studenti per interessarli alla materia, che sa fare riferimenti al mondo quotidiano e che sa applicare metodi di insegnamento diversi.